L'Arco di Tito e il dolore di una sconfitta

ottobre 21, 2019


Un interessante bassorilievo all'interno dell'Arco di Tito raffigura un corteo di ebrei prigionieri, con l'inconfondibile simbolo della loro religione: il candelabro a sette braccia, la cosiddetta Menorah. Per tal motivo gli ebrei non passano mai sotto l'arco che ricorda la loro sconfitta. E' questo l'argomento di un sonetto del Belli (la terza parte di "Campo Vaccino") del 10 settembre 1830:
"A quer tempo che Tito imperatore,
co premissione che je diede Iddio,
mové la guerra ar popolo giudio
pe gastigallo che ammazzò er Signore;
lui ridunò la robba de valore,
dicenno:"cazzo, quer ch'è d'oro è mio".
E li scribba che faveno pio pio,
te li fece snerbà dar correttore.
E poi scrivette a Roma a un omo dotto,
cusì e cusì che frabbicassi un arco
co li cuadrini der gioco dell'otto.
Si ce passonno li Giudii! Sammarco!
Ma adesso, prima de passacce sotto,
se fariano ferrà dar maniscarco".

(Le curiosità di Roma)




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