Ciceruacchio

novembre 27, 2019



È la notte di San Lorenzo del 1849, siamo nel paesino veneto di Porto Tolle. Un uomo con i suoi due figli viene catturato dalle truppe austriache e condannato a morte per fucilazione, ma si esprime solo in romanesco e chiede al capo del plotone d’esecuzione di risparmiare il figlioletto più piccolo, Lorenzo, di soli tredici anni. I tre sono allineati davanti ai fucili spianati. Con un gesto di estrema crudeltà, il capo plotone uccide per primo proprio il piccolo Lorenzo, davanti al fratello e al padre. Subito dopo la raffica mortale, anche loro due cadono a terra e la vita li abbandona. È il drammatico epilogo della vita di Angelo Brunetti e dei suoi figli. Ma chi era costui? Era un carrettiere di Campo Marzio, uomo del popolo mosso dall’ardore degli ideali di libertà, che scossero un’intera generazione di giovani, durante l’entusiasmante ascesa e drammatica caduta della Repubblica romana. Nato in via di Ripetta, presso il civico 248, come ci ricorda una lapide posta dal Comune di Roma, la mamma lo chiamava Ciceruacchio per via dell’aspetto paffuto, che lo caratterizzava e con quel nome lo conosceva tutto il rione. Fin da giovanissimo, Angelo aveva riposto grande fiducia nel pontificato di Pio IX, speranzoso che quel papa si sarebbe mostrato aperto verso una politica più democratica. Purtroppo, le sue nobili speranze furono ben presto tradite. Ciceruacchio divenne uno dei più arditi agitatori di popolo, a capo dei numerosi tumulti e proteste tra i vicoli di Roma che caratterizzarono quel periodo storico. Agitazioni che velocemente infiammarono tutta la città, portarono alla cacciata del papa a Gaeta e alla proclamazione della Repubblica romana nel febbraio del 1849. Il motto “Dio e Popolo” campeggiava nel bel mezzo della bandiera tricolore. Monumenti viventi come Garibaldi, Manara, Mameli e lo stesso Ciceruacchio, difesero quegli ideali contro le truppe francesi, invocate dal papa per liberare la città, fino alla capitolazione della Repubblica romana e la restaurazione del pontificato di Pio IX appena sei mesi più tardi. Lungo il viale che dal piazzale del Gianicolo conduce a Porta San Pancrazio, si trova la statua di Ciceruacchio, un tempo collocata sul Lungotevere Arnaldo da Brescia. Opera di Ximenes e di recente restaurata, ritrae l’eroe proprio nel momento della fucilazione, lo sguardo fiero mentre tiene per mano il figlioletto Lorenzo qualche attimo prima di morire. Il personaggio viene consacrato alla memoria dei romani nel film di Luigi Magni, “Nel nome del popolo sovrano” in cui un giovane Nino Manfredi interpreta magistralmente la figura di Angelo Brunetti.
(Claudio Colaiacono - I love Roma)



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