6° ITINERARIO - RIONE IV CAMPO MARZIO (SECONDA PARTE)

ottobre 25, 2019

Totale percorso km 3 questa la mappa

La seconda parte dell'itinerario alla scoperta del IV rione di Roma, (qui la prima parte) inizia nuovamente da Piazza del Popolo; è talmente bella che non è certo un problema tornarci!
Via del Babuino dalla terrazza dell'Hotel Valadier
Stavolta la mia passeggiata si svolge soprattutto sul versante sinistro della piazza, da dove inizia via del Babuino, forse la più chic delle vie che compongono il "tridente", da sempre cuore pulsante di una comunità di artisti, oggi sede di gallerie, negozi d'antiquariato, boutiques e alberghi di lusso.

Via Margutta e la Fontana degli Artisti
Svolto, dopo pochi metri, a sinistra, nella meravigliosa via Marguttache inizia come una traversa di via del Babuino, ma, subito dopo, una curva ad angolo retto la trasforma in una parallela, che io consiglio di percorrere tutta, perché è di una magia unica. In passato, era solo la strada dove parcheggiavano le carrozze coloro che abitavano in via del Babuino. Intorno al Settecento, la strada venne scelta da artisti e artigiani, che sostituirono baracche e stalle, con studi e botteghe. Tra terrazze, giardini nascosti, palazzi coperti di edera e fontanelle, ancora oggi via Margutta conserva lo stesso fascino che ha attirato, ad abitarvi, personaggi famosi, come Federico Fellini e Giulietta Masina, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Renato Guttuso. Nel 1953 un gruppo di artisti si riunì per valorizzare questa strada, da sempre casa di pittori, scultori, poeti e artigiani, e ancora oggi i “Cento pittori a via Margutta” richiama una gran folla di appassionati del genere, ma anche di turisti e di curiosi. Alla fine della strada, torniamo in via del Babuino, e la percorriamo, tornando indietro, verso Piazza del Popolo,  fino alla fontana dalla quale la strada prende il nome. 
La Fontana del Babuino e il bar atelier Canova Tadolini
La statua non eccelle certo in bellezza, e il nome lo deve proprio al popolo romano, che la chiamava “er babuino” per sottolineare la sua somiglianza ad un animale. Rappresenta un sileno, geni delle sorgenti e delle fontane, che venivano raffigurati, nell'arte ellenistica, vecchi, obesi, pelosi, nudi oppure vestiti di pelle di capra. Questa statua entrò a far parte della  "congregazione degli arguti", come era chiamata l'associazione delle "statue parlanti", a cui appartenevano anche Pasquino, Madama Lucrezia, Marforio, il Facchino e l'Abate Luigi. 
Non perdetevi l’occasione di prendere un caffè nel Museo Atelier CanovaTadolini. adiacente alla fontana.
Chiesa Sant'Atanasio dei Greci e Palazzo di Adriano Bennicelli in via dei Greci
La Chiesa accanto al bar-museo è, invece, Sant'Atanasio dei Greci, chiesa cattolica di rito greco, eretta da Giacomo della Porta nel 1580-83. La facciata, elegante ed armonica con i suoi due campanili gemelli, fu completata da Martino Longhi il Vecchio, ed è divisa in due ordini: superiore, ionico, con un grande finestrone e due iscrizioni, una in greco e una in latino, dedicate al Santo; inferiore, dorico, con un portale a timpano triangolare e due nicchie laterali. Io l’ho sempre trovata chiusa e non sono mai riuscita a vedere l’interno, che è a croce latina, navata unica e una cappella per lato. La sua pianta è detta “a trifoglio” perché ci sono tre absidi: due laterali ed una in fondo, come è tipico nelle chiese greche. Giro a destra, dopo la fontana, in via dei Greci, che deve il nome per l’appunto alla comunità greca stabilitasi nel “Collegio Graecorum” collegato alla chiesa tramite un arco che scavalca la via. Subito dopo l’arco sulla destra, al civico 43, un bel portale, inserito in una cornice di marmo, con inciso nell'architrave il nome di Adriano Bennicelli, ci ricorda che qui visse quel personaggio romano che è sicuramente più famoso come il “Conte Tacchia”, anche se il palazzo in cui nacque e visse per un certo tempo, è palazzo Bennicelli in piazza dell'Orologio (rione Ponte). Poco più avanti sulla sinistra non è raro vedere, davanti al civico 18, studenti con vari strumenti racchiusi nelle loro custodie, in attesa di essere esaminati o che hanno appena finito le loro lezioni.
Conservatorio e Accademia di Santa Cecilia
Siamo infatti davanti al Conservatorio di Santa Cecilia. Arrivo in via del Corso, e decido di raggiungere Piazza di Spagna, zigzagando fra le vie principali e le traverse, un reticolo di strade che sono davvero una più bella dell'altra. Rientro in via Vittoria, passando davanti alla sede dell'Accademia di Santa Cecilia, che occupa il versante opposto rispetto al Conservatorio. Tutto il complesso infatti, faceva parte del monastero delle Orsoline fondato insieme alla chiesa dedicata ai Ss. Giuseppe ed Orsola, nella prima metà del Seicento, e ricostruito nella seconda metà del Settecento. Quando Roma fu proclamata capitale d'Italia, l'edificio divenne proprietà statale e vi fu trasferita l'Accademia, la chiesa venne sconsacrata diventando sala per concerti e in seguito, sala per la recitazione per l'Accademia d'Arte Drammatica. Accademia e Conservatorio sono collegati da un lungo corridoio (ex refettorio del Convento). Giro poi a destra in via Bocca di Leone, e attraverso via della Croce e via delle Carrozze, per arrivare a via Condotti. Qui lo scenario in fondo alla strada su Trinità dei Monti è meraviglioso, e vale la pena di percorrerla tutta, sempre con il naso all'insù, a guardare le facciate dei palazzi, i cornicioni ricamati, le finestre con i loro timpani curvi o triangolari, piuttosto che le vetrine di marchi famosi e super costosi. Però una sosta all'antico Caffè Greco, fondato nel 1760, dove si riunivano le più alte personalità del mondo della cultura, della letteratura e dell'arte, me lo concedo, pensando ai tanti nomi illustri che sono passati di qui: Casanova, Goethe, Goldoni, Wagner, Listz, Schopenhauer, Stendhal, Byron, Shelley, D'Annunzio e, in tempi più recenti, Guttuso, De Chirico, Pascarella e Trilussa.
Il Caffè Greco
Ed eccomi arrivata in Piazza di Spagna, una delle piazze più famose di Roma che, insieme a Piazza della Fontana di Trevi, è uno dei luoghi con maggior concentrazione di turisti. Il nome deriva dal Palazzo di Spagna, sede dell’Ambasciata omonima presso il Vaticano. Posizionata ai piedi della collina del Pincio, Piazza di Spagna ha da sempre rappresentato il centro della vita culturale e turistica della città di Roma. Frequentata da artisti e letterati fin dal XVI secolo, ricca di alberghi, locande ed eleganti edifici residenziali, la piazza assunse l'aspetto attuale tra il Seicento ed il Settecento. 
Piazza di Spagna con la Fontana della Barcaccia
Al centro della piazza la famosa fontana della Barcaccia, realizzata da Pietro Bernini, con l’aiuto del figlio Gian Lorenzo, che probabilmente la portò a termine alla morte nel padre, per conto di papa Urbano VIII. Il nome deriva dalle tipiche imbarcazioni che venivano utilizzate per il trasporto del vino, e la tradizione racconta che papa Urbano VIII, durante l’alluvione del 1598, fosse rimasto impressionato da una barca che si era arenata proprio sulla piazza, e avesse voluto perpetuarne la memoria. In realtà la raffigurazione della barca, che sembra proprio sul punto di affondare, è uno stratagemma del Bernini che, per sopperire alla scarsa pressione dell’acqua, l’ha progettata al di sotto del piano stradale. È decorata con le api e i soli, simboli della famiglia Barberini a cui apparteneva Papa Urbano VIII. L’elemento dominante della piazza è, però, la grande scalinata di Trinità dei Monti,  costruita nel 1726 per facilitare il collegamento della Piazza con la sovrastante Chiesa, al posto degli scoscesi sentieri che scendevano dal Pincio. Ogni anno, in primavera, la scalinata viene completamente ricoperta di azalee che, dopo la fioritura, vengono ricondotte nei vivai a cura del Servizio Giardini capitolino, dove saranno ospitate fino alla primavera successiva. L’effetto della scalinata in fiore è davvero spettacolare. 
Colonna dell'Immacolata 
Prima di salire i 135 scalini che portano in cima, vado a dare un’occhiata all'alta Colonna dell'Immacolata, che svetta sulla destra della piazza. È dedicata al dogma dell’Immacolata Concezione proclamato nel 1854. Venne realizzata, tre anni dopo la proclamazione, da Luigi Poletti, e ogni anno, l’8 dicembre, alla presenza del Papa che benedice i presenti, una squadra di vigili del fuoco sale sulla sommità della colonna, dove è posta una statua in bronzo della Madonna, e depone una ghirlanda di fiori. Saliamo ora i nostri gradini, ed arriviamo alla Chiesa di Trinità dei Monti, appartenente alla Francia. Iniziata nel 1502 da Luigi XII, in forme gotiche, fu ingrandita a metà secolo, e consacrata nel 1585 da Sisto V. La facciata è ornata da due campanili simmetrici, opera di Giacomo della Porta e Carlo Maderno, sui quali sono posti due orologi, uno segna l’ora di Roma, uno quella di Parigi.
Trinità dei Monti e Portone Palazzetto Zuccari
L’interno è a navata unica, con cappelle laterali, in una della quali è la celebre “Deposizione” di Daniele da Volterra, uno degli allievi preferiti di Michelangelo, colui che fu poi chiamato da Papa Pio IV per coprire le nudità del Giudizio Universale nella Cappella Sistina e che per questo fu soprannominato “braghettone”. La chiesa è chiusa da una cancellata posta all'altezza della quarta campata, che separa la parte più antica. Davanti alla chiesa è posizionato l'Obelisco Sallustianouno dei tanti obelischi antichi di Roma, con la particolarità che i suoi geroglifici non sono originali, ma furono scolpiti copiando quelli sull'obelisco Flaminio. L’esecuzione, però, fu abbastanza imprecisa tanto che alcuni segni risulterebbero scolpiti a rovescio. 
Panorama da Trinità dei Monti su Piazza di Spagna
Da quassù il panorama sulla piazza e sui tetti di Roma è fantastico, e prima di incamminarmi verso il Pincio, faccio un salto in Via Gregoriana, pochi passi sulla destra della chiesa a vedere il curiosissimo Palazzetto Zuccari
Palazzetto Zuccari la cosiddetta "Casa dei Mostri"
con il suo portone costituito da un mascherone con una gigantesca bocca aperta, quasi ad ingoiare chi entra, con un naso a fare da chiave di volta, le guance da cornice al timpano, e gli occhi con le sopracciglia, da timpano: per queste strane decorazioni che inquadrano porte e finestre fu denominato la "Casa dei Mostri". 
Panorama sulla città
Torno con calma su viale della Trinità dei Monti, mi godo il panorama della mia bella città, passo e sbircio, davanti a Villa Medicie superata questa, percorro quella stradina in leggera salita, coperta dalla vegetazione che arriva alla Casina Valadier
Villa Medici e Casina Valadier
e arrivo fino al piazzale del Pincio,  dove si gode forse uno dei migliori affacci sulla città e sulla sottostante Piazza del Popolo. 
Panorama dalla terrazza del Pincio su Piazza del Popolo
Da qui l'itinerario è libero! Potete sedervi a riposare su una panchina all'ombra, o girovagare liberamente, e scoprire, uno per uno,  chi sono i personaggi raffigurati nei 229 busti sparpagliati nel giardino. 
Uno dei viali del Pincio e Orologio ad Acqua
Ma attenzione! i personaggi non graditi al Papa, perché ritenuti eretici o rivoluzionari, vennero "camuffati" in altri: Giacomo Leopardi diventò il pittore dell'antichità Zeusi, Niccolò Machiavelli diventa Archimede, e così molti altri. Alla caduta dello Stato Pontificio, però, alcuni di loro furono ripristinati, creando nuovi busti. 
Busti di Raffaello e Dante lungo i viali del Pincio
Certo il "maschilismo" regna sovrano: su 229 busti, solo tre sono "al femminile" e precisamente Santa Caterina da Siena, Vittoria Colonna e Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926.
La fontana del Mosè
Dal piazzale possiamo scendere tramite la Salita del Pincio in Viale Gabriele D'Annunzio e da qui una scalinata ci conduce nuovamente in Piazza del Popolo. 
Il piazzale del Pincio



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1 commenti

  1. Ciao Paola fai bene a goderti questo splendore! Spero di poterlo fare anche io in futuro. Intanto mi anticipo e mi istruisco visitando il tuo blog.

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