La grande mano di Costantino
giugno 13, 2020
Una spettacolosa apparizione, nel
cortile del Palazzo dei Conservatori, ci lascia veramente stupiti. Nel muro a
destra un’enorme manona di marmo leva, quasi ammonitore, l’indice verso il cielo;
accanto, gli occhi sbarrati nel vuoto, è una testa colossale, scolpita nello stile un po’ rozzo, ma efficace, della decadenza romana e accanto, ancora, altre membra
sparse.
Sono i resti della gigantesca statua di Costantino che si trovava nella
sua basilica (quella che comunemente definiamo “basilica di Massenzio”). Era un
“acrolito”, cioè un tipo di statua piuttosto economico in uso negli ultimi tempi
dell’Impero: il corpo era di legno, con sottolineature in bronzo; il viso, le mani,
i piedi, di marmo.

Naturalmente il legno scomparve assai presto e i resti furono collocati qui con rispetto e devozione. Devozione perché Costantino era, nell'alto medioevo, considerato un Santo e il suo culto (con tanto di chiese dedicate a S. Costantino) persiste tuttora, curiosamente, soprattutto in Sardegna.

Naturalmente il legno scomparve assai presto e i resti furono collocati qui con rispetto e devozione. Devozione perché Costantino era, nell'alto medioevo, considerato un Santo e il suo culto (con tanto di chiese dedicate a S. Costantino) persiste tuttora, curiosamente, soprattutto in Sardegna.
(Mario Spagnol - Guida ai misteri e segreti di Roma)
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