I pifferari

dicembre 04, 2019


Per i romani moderni, il suono della zampogna è sinonimo di Natale. Gli zampognari girano per le strade intonando le melodie tipiche della tradizione natalizia, sono vestiti con curiosi abiti folkoristici, ormai ridotti a semplici maschere carnevalesche fuori stagione, ma la loro è una tradizione che affonda le radici molti secoli addietro. Un tempo si chiamavano “pifferari”, erano pastori che abitavano le campagne limitrofe alla città, fino alle montagne abruzzesi e della Campania. Giungevano a Roma il 25 novembre, ricorrenza di Santa Caterina e, una volta trovato alloggio, presso istituti religiosi o famiglie facoltose, iniziavano la loro attività mista tra devozione religiosa e pagana. Dal 16 dicembre avevano inizio le cosiddette Novene, cioè canti e preghiere che duravano fino al giorno di Natale. I "pifferari" giravano la città in gruppi di due o tre, suonando il Piffero, la Zampogna e la Ciaramella, una sorta di trombetta. I luoghi prediletti per le esibizioni erano le piccole edicole dedicate alla vergine, le cosiddette “Madonnelle”, ma anche le chiese e le statue dedicate a Maria. I costumi tradizionali che indossano, anche ai giorni nostri, ricordano proprio le vesti di pastori, coperti da pelli di pecora con spesse calze di lana, il mantello e un copricapo appunito. La permanenza a Roma degli zampognari fruttava loro non poco denaro. Tra elemosina ed esibizioni a pagamento, presso le dimore nobiliari, riuscivano a racimolare un gruzzolo di tutto rispetto, con il quale potevano passare dignitosamente i rimanenti mesi invernali, quando i ricavi della pastorizia erano al minimo. Le note della zampogna creano da secoli l’atmosfera del Natale. È una delle tante manifestazioni di continuità storica a Roma: suoni ed emozioni rimaste intatte nel trascorrere del tempo fino ai giorni nostri.
(Claudio Colaiacomo - I love Roma) 

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