La pornocrazia romana - 1^ parte

marzo 10, 2020

In questi giorni di permanenza "forzata" in casa, ho colto l'occasione per leggere uno dei tanti libri che riguardano Roma e la sua storia. L'ho sempre detto, non sono una studiosa di storia, esperta in chissà cosa, sono solo un'appassionata della città in cui sono nata e in cui vivo, consapevole delle molteplici occasioni che offre.Una città di oltre 2700 anni è piena di storia e di storie, di aneddoti, di luoghi tutti da scoprire e la mia intenzione è proprio questa: scoprirne il più possibile. Quando ho voglia di Storia, quella seria, a parte cercare sui libri, adoro ascoltare Alessandro Barbero: come la racconta lui non ci sono eguali! Ti appassiona come pochi sanno fare, quando si tratta di Storia! Quando invece sono alla ricerca di aneddoti o curiosità, vado spulciando fra una moltitudine di libri su Roma, che vanno da "Le curiosità" a " Forse non tutti sanno che..." o "Tesori nascosti di Roma" o ancora "Roma perduta e dimenticata" e potrei continuare l'elenco con almeno una quarantina di altri titoli che ho in libreria. Oggi ho preso "Storia pettegola di Roma" ed ho trovato un fatto storico, descritto però in maniera molto scorrevole, che voglio condividere con voi. Siamo tutti orientati a pensare che il Medioevo sia stato un periodo cristianissimo, pudicissimo e popolato di bigotti. Ma questa storia ci farà ricredere. Data la sua lunghezza, l'ho divisa in più parti, che la rende ancora più avvincente. 
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"Sapevate che durante il Medioevo la storia di Roma si è tinta di rosa e di rosso sangue per lo strapotere di due donne che, per circa sessant'anni, hanno dominato l’oscura scena politica capitolina facendone di tutti i colori? Sono gli anni della cosiddetta “pornocrazia romana”, un periodo che va del 904 al 963 durante il quale a decidere le sorti della città furono una madre e una figlia: Teodora e Marozia. Letteralmente, “pornocrazia” indica un governo di prostitute e in effetti, secondo l’opinione più diffusa, le signore in questione erano a tutti gli effetti due prostitute. Va anche detto che lo scambio fra favori sessuali e posizioni di privilegio è purtroppo un elemento ricorrente in ogni forma di governo, di tutte le epoche. Ma questi sono altri discorsi. Più in generale, con pornocrazia si intende una forma di governo dominata da corruzione e favoritismo, nonché caratterizzata dalla forte influenza esercitata sugli uomini di potere da cortigiane, prostitute o donne considerate tali. Torniamo quindi al Medioevo romano, quando per dirla come lo storico Gregorovius – attento osservatore di quest’epoca di intrighi e delitti – Roma era avvolta da tenebre sinistre e dilaniata da feroci lotte intestine tra famiglie nobili, impegnate in una guerra senza esclusione di colpi (bassi) per accaparrarsi il dominio della città. Il dominio della città equivaleva a sedersi sul trono. Quello di Pietro, ovviamente. Secondo l’opinione di Liutprando di Cremona – la nostra maggiore fonte di notizie sulle scandalose vite di Teodora e Marozia – in quei sessant'anni i papi furono marionette nelle mani di queste due donne corrette e prive di scrupoli. Vescovo e cronista d’eccezione, in virtù degli incarichi diplomatici che lo portavano nelle maggiori corti dell’epoca, Liutprando sapeva tutto di tutti, era un vero campione del gossip, un maestro nel trasformare il pettegolezzo in cronaca letteraria. In molti hanno messo in dubbio l’attendibilità delle sue notizie riguardo alla vicenda di Teodora e Marozia, considerando i racconti raccolti nella sua Antapodisis un mucchio di pettegolezzi fatti circolare da un filoimperiale, nemico politico di Roma. Eppure, senza le cronache di Liutprando forse non avremmo mai potuto conoscere così tanti dettagli sulla vicenda di due donne che, nel bene e nel male soprattutto, dal 904 al 963 decretarono le sorti di Roma. La nostra storia inizia con un papa sotto processo. Il dettaglio fondamentale è che il pontefice in questione, papa Formoso, era morto, morto stecchito da ben nove mesi.
Correva l’anno 897 e tra gli artefici del cosiddetto “sinodo cadaverico” c’era Teofilatto, nobile senatore romano tra i più in vista, spregiudicato, spietato, ambizioso nonché marito di Teodora e padre di Marozia. Il surreale processo al fu papa Formoso era stato fortemente voluto dai potenti di Roma, gli Optimates: colpevole di aver illuso due eredi al trono di Spoleto con la promessa della corona imperiale, poi assegnata a un filgermanico, l’ex pontefice era chiamato a rispondere delle sue azioni in un regolare, quanto poco ortodosso – ma molto teatrale – processo, al quale assistette tutta la Roma che contava, comprese Teodora e la piccola Marozia. Ufficialmente l’accusa era quella di usurpazione, ma si sapeva che il sinodo cadaverico aveva una ragione politica forte: doveva chiarire a tutti che quando pretendevano “giustizia”, i signori di Roma non si fermavano davanti a niente, neanche alla morte. Gregorovius racconta che per l’occasione il cadavere di papa Formoso, già in decomposizione, dopo essere stato riesumato e vestito con i paramenti papali, fu messo a sedere sul trono della sala del Consiglio per essere interrogato dall'avvocato del papa in carica, Stefano VI, e difeso da un diacono più impaurito che altro, il quale rispondeva al posto della salma. La sentenza era scontata – colpevole, ovviamente – ma il macabro seguito fu davvero incredibile. Il cadavere putrefatto fu spogliato dei paramenti sacri, gli vennero recise le dita della mano destra, quelle che impartiscono la benedizione, e, accompagnato da un coro angelico di urla selvagge, fu trascinato attraverso le strade di Roma per giorni, prima di venire gettato nel Tevere. Nessuno osò opporsi a tale dimostrazione di arroganza (se quello era il trattamento riservato dagli optimates a un cadavere, figuriamoci cosa potevano fare a un avversario in carne e ossa), ma molti interpretarono come un segno divino il terremoto che quello stesso giorno distrusse il Laterano, il cuore di Santa Madre Chiesa. Pochi mesi dopo, papa Stefano VI, che aveva permesso il macabro show prendendovi parte, fu arrestato e strangolato in carcere; 

il Tevere risputò il cadavere di Formoso e papa Giovanni IX cercò di mettere una pezza sulla faccenda istituendo un giudizio contro gli ideatori del sinodo, i quali, vigliaccamente, giurarono di avere agito sotto minaccia di gravi ritorsioni. Erano stati costretti, insomma, non si sa da chi. Nessuno fu punito. Cosi va la “giustizia”. L’unico provvedimento degno di nota fu il divieto di indire in futuro altri processi contro cadaveri. Non serviva un provvedimento, comunque: bastava il buon senso. Questo edificante antefatto, che vede coinvolti Teofilatto, Teodora e Marozia, chiarisce quanto in quel momento l’autorità papale fosse ridotta a un cadavere, una mummia, un fantoccio nelle mani dei potenti. E per circa sessant'anni lo fu nelle mani di due potenti donne. (...continua)



(Giulia Fiore Coltellacci - Storia pettegola di Roma)


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