Ghetto: Il Ghettarello

aprile 15, 2021

Chissà in quanti, passando davanti a quegli scavi, si chiedano cosa siano quei resti. Me lo sono chiesta tante volte anche io, visto che nessun pannello didattico è presente. Ebbene alla fine ho scoperto, grazie al mio amico archeologo Luca, che trattasi del cosiddetto Ghettarello o Macelletto, (altro nome con il quale era conosciuto) e, con la curiosità che mi contraddistingue, sono andata a fare qualche ricerca. Il posto di cui stiamo parlando si trova sul lungotevere dei Pierleoni, di fronte all’isola Tiberina, fra la chiesa di San Gregorio della Divina Pietà e la chiesa di San Nicola in Carcere.


Era attiguo, ma distinto dal Ghetto. Un interessante documento del 1731-1735, conservato nell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma, riporta questa notizia: “Passato il portone del Ghetto detto Quattro Capi, vi è la strada avanti al palazzo dei SS. Savelli, che introduce al vicoletto chiamato Porta Leone, a mano dritta vi è un portone dove si entra al cortiletto detto il Ghettarello, il quale portone si apre e si serra nel tempo che si aprono e si serrano i portoni del Ghetto». La strada menzionata, che divideva la chiesa di San Gregorio della Divina Pietà da palazzo Savelli, oggi conosciuto come palazzo Orsini, è l’attuale via di Monte Savello che, dopo gli scavi degli anni ’30, si interrompe proprio dove c’è l’ingresso del palazzo; a quel tempo, invece, continuava per terminare nella Strada delle Carrozze che partiva da piazza Montanara, anch’esse, purtroppo, scomparse.


Dallo stesso documento si evince anche la posizione del Ghettarello, che sorgeva nell’area antistante palazzo Savelli e alle spalle della chiesa di San Gregorio alla Pietà, chiamata anche San Gregorio ai Quattro Capi, dal nome con il quale era chiamato l’antico ponte Fabricio. Qui vivevano, nonostante l’istituzione del Ghetto, sia romani cattolici, appartenenti alla famiglia Del Cinque, che ebrei: all’incirca 180 persone (famiglie) che avevano magazzini di grano, stalle e forni. Nel Ghettarello era presente anche la Sesta Scola (in aggiunta alle storiche cinque presenti nell’omonima piazza), chiamata “Porta Leone” dal nome della porta dalla quale si usciva dal ghetto. Nel 1620 ci fu un primo tentativo di chiusura e l’Universitas Hebraeorum Urbis, ovvero l’antica Comunità ebraica romana, per salvarlo dovette pagare mille scudi d’oro allo Stato pontificio, soldi che andarono al sostentamento della Casa dei Catecumeni, dove gli stessi ebrei venivano portati per essere battezzati, a volte anche forzatamente.


Il 9 maggio 1731, dopo un anno dall’elezione al soglio pontificio di papa Clemente XII Corsini, già Tesoriere Generale dello Stato pontificio, la Congregazione del S. Uffizio ordinò la demolizione della “Scola quattro capi oppure Portaleone”, comunicando la decisione all'allora Rabbino capo Sabato Di Segni. A nulla valsero i tentativi che l’Universitas Hebraeorum Urbis fece per salvare la Scola dalla demolizione. In un primo memoriale comunicò che gli ebrei abitavano nel Ghettarello “da tempo immemorabile” e che pagavano addirittura il 12 per cento di tasse sugli affitti, oltre al pretatico, l’imposta che versavano ai parroci delle zone limitrofe, i quali lamentavano che la presenza del Ghetto aveva provocato una netta diminuzione di matrimoni, battesimi e comunioni nelle loro chiese.


Poi ci fu il secondo memoriale, con il quale si ricordava il pagamento dei mille scudi d’oro pagati nel 1620, (precedentemente menzionati). Ma anche questo tentativo andò a vuoto e nel 1735 il rabbino non poté fare altro che dividere le 180 famiglie della sesta Scola tra le altre cinque e, probabilmente, anche decretare l’abbandono del Ghettarello da parte degli ebrei che per 150 anni ci avevano vissuto. Lo scavo archeologico fu aperto nel 1999 e abbandonato poco dopo per mancanza di fondi.


L’area non è accessibile, ma dall’esterno si possono notare chiaramente resti relativi a varie epoche: vediamo un tratto di pavimentazione dell’area del Teatro Marcello, frammenti di colonne e, purtroppo non visibile perché inglobato nel muro di una casa medievale, c’è anche un importante altare dedicato ad Ercole. 

(foto di Carlo Joe Barone fatta prima che l'ara venisse ricoperta) 
Dell’epoca del Ghettarello sono invece i resti di un forno e gli abbeveratoi delle stalle (o forse mangiatoie).




(Claudiaviggiani.com)
(romasegreta.it)oma 

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